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LA STORIA DI CATTO
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I primi passi del campeggio

Il campeggio di Catto nasce il 12 luglio 1955 per iniziativa di don Willy Albisetti, da appena due anni vicario parrocchiale a Chiasso, con l’incarico di assistenza all’Oratorio di via Franscini. L’esperienza del campeggio parrocchiale a Chiasso era già stata anticipata da Mons. Antonio Bianda, che aveva organizzato un campeggio per ragazzi nel 1948 a Leontica e nel 1949 a Campello. Già nel 1954 don Willy aveva tentato di organizzare un campeggio in Leventina, senza ottenere un numero sufficiente di adesioni. Aveva ripiegato, come diceva lui, su un "campeggio volante", fatto di escursioni con i giovani dell'Oratorio nel Mendrisiotto, sia a piedi, sia in bicicletta. Nella primavera del 1955, dopo un sopraluogo improvvisato che non gli permise di accertarsi della situazione effettiva dello stabile, don Willy concluse un contratto di affìtto di 3 settimane per l'occupazione della "Casa Corecco" a Lurengo. Don Willy AlbisettiLo stabile era completamente vuoto, salvo una piccola sala adibita a mensa, con pochi tavoli e panche. Letti non ne esistevano, per cui ognuno si preparò il proprio pagliericcio, con sacchi di juta prestati dall’arsenale militare di Ambri. La cucina era possibile soltanto all’aperto, sotto una tettoia o in un ripostiglio adiacente; un solo servizio igienico senza acqua corrente serviva tutto lo stabile. Eppure il primo campeggio, anche in queste precarie condizioni, riuscì alla perfezione, grazie all’abnegazione di tutta la famiglia don Willy, dalla mamma Gina alla sorella Luciana, alla Teresina e all’aiuto portato dalla signora Ines Chiesa. Don Willy lo prolungò addirittura di qualche giorno, per poter festeggiare in Leventina la festa nazionale del 1°agosto. L’anno seguente il campeggio si trasferì a Catto, dove rimase fino ai nostri giorni. Venne presa in affitto la casa patriziale, stabile abbastanza attrezzato ma che non poteva contenere tutti i servizi necessari, dai lavabo al refettorio. Per quest’anno, di anno in anno, si provvedeva ad inizio luglio a montare tendoni esterni per i servizi mancanti. Anche qui si dormiva però inizialmente per terra, sui pagliericci dapprima, poi giunse la grande novità dei materassini gonfiabili in plastica. Per la cucina serviva la legna, che si raccoglieva giornalmente nei boschi e nelle pinete sopra Catto. La vicina chiesetta di S. Ambrogio divenne luogo di preghiera, di incontro e di tanti momenti memorabili lieti e tristi della vita del campeggio. I giochi, in particolare ping pong e calcetto, venivano portati da chiasso. Servivano specialmente per il brutto tempo, poiché guidati dal passo deciso di don Willy, ogni giorno i campisti scoprivano le bellezze dell’alta valle Leventina. Coprendo a piedi distanze non indifferenti da Catto al San Gottardo, oppure in Piora o ancora fino in fondo alla valle Bedretto giù fino a Giornico.

I pionieri del campeggio scoprono la montagna

Già durante il primo campeggio di Lurengo, don Willy si dimostrò un camminatore instancabile: non esisteva giorno senza un’escursione, alla scoperta dell’alta valle, sempre e per tutto il percorso a piedi. Il campeggio divenne per tanti giovani il primo approccio alla montagna, affrontato con tanta voglia di ammirare la natura, con curiosità quindi ma anche con dovuto rispetto. Con questa preparazione, i giovani di allora diedero in seguito un valido contributo all’attività della Società Alpinistica Ticinese, sezione di Chiasso. Don Willy camminava in mezzo al gruppo, con il suo bastone che ritmava il passo veloce dei giovani, impegnati a dimezzare il tempo di marcia indicato dall’allora scarsa segnaletica escursionistica. Vista su AmbriSi scoprivano sentieri e mulattiere, allora ben frequentate e mantenute per i bisogni della popolazione locale, salendo verso le cascine e gli alpi che circondano tutta l’alta Leventina, con partenza e ritorno alla base del campeggio anche quando si doveva scendere sul fondovalle per risalire dall’altro versante. Nei campeggi successivi si iniziarono le lunghe trasferte di più giorni. Indimenticabile fu la prima traversata a cavallo fra la valle Leventina e la valle Maggia, per il Tremorgio, passo del Campolungo fino a Fusio, con pernottamento in un fienile, per riprendere la strada del ritorno lungo l’alta val Lavizzara, il passo del Sassello, per Ravina, Giof e di nuovo su fino a Catto. Solo alla fine degli anni ’50 si scoprirono le capanne alpine, prima fra tutte quella dell’alpe Sponda della SAT di Chiasso, meta tradizionale di ogni campeggio estivo. Le giornate al campeggio iniziavano regolarmente con la S.Messa, a volte in orari antelucani, prima della colazione. In circostanze particolari, don Willy celebrava in montagna; sin dall’inizio del campeggio di Catto si instaurò la tradizione della Messa alla croce del Pettine per la festa nazionale del primo agosto, vetta sulla quale bisognava portare a spalla un altare provvisorio di legno con la pesante pietra sacra dell’altare della chiesa di Catto! La domenica don Willy celebrava la Messa nella chiesetta di S. Ambrogio per la “buona gente di Catto e di Lurengo”, rendendo in tal modo un prezioso servizio alle piccole comunità di valle.

Una nuova costruzione per il campeggio.

Ada PellegriniLa casa Patriziale di Catto, che ci ospitava dal 1956, divenne sempre più angusta per il crescente afflusso di giovani. Nel 1961 il campeggio si dotò di una prima propria struttura a Catto, scegliendo in tal modo di rimanere definitivamente legato a questo bel villaggio leventinese. In fondo al paese venne montata e messa in funzione una baracca da cantiere, quale sede per la cucina, il refettorio e gli alloggi del personale. Alle diverse volontarie che avevano assicurato il loro servizio, si aggiunse in quel periodo la buona Ada Pellegrini, che divenne più tardi colei che seppe portare avanti con determinazione l'avventura di Catto, quando don Willy non poté più seguire sul posto la vita del campeggio. Questa costruzione diede la possibilità ai giovani di organizzare per proprio conto il primo periodo di vacanza invernale, quale anticipo dei campeggi sulla neve che giunsero in seguito puntualmente, per le vacanze di Natale e quelle di carnevale. Due anni dopo, nel 1963, la famiglia della signora Dea Frauchiger-Valsangiacomo, cugina di don Willy, fece costruire un nuovo chalet a uso privato e per le esigenze del campeggio, costruzione oggi di proprietà della fondazione don Willy. L'attività a Catto si distribuiva così su tutto il territorio del villaggio, dalla casa Patriziale, alla baracca (trasformata nel frattempo il dormitorio) al nuovo chalet Rosemarie, con la sua cucina attrezzata e l'ampio refettorio capace di ospitare, finalmente, tutti i ncampisti. Con la nuova costruzione venne introdotto, nel 1964, anche il primo campeggio femminile. In seguito il campeggio divenne misto, con la sistemazione separata dei ragazzi delle ragazze nei diversi stabili esistenti a Catto.

Il campeggio dei grandi e dei piccoli.

Una caratteristica del campeggio di Catto è sempre stata quella della sua conduzione familiare. Nei primissimi anni fu don Willy con la sua famiglia ad occuparsi dei problemi logistici, organizzativi e educativi dei ragazzi, con l'aiuto di qualche buona mamma. Con la morte della mamma Gina (1958), la sorella Luciana assicurò la conduzione del campeggio, specialmente per la parte dell'organizzazione logistica della cucina. Gruppo dei "Pionieri" di CattoAll'interno del campeggio si sviluppò presto una sorta di suddivisione dei compiti fra i giovani "pionieri", che frequentavano Catto dai primi anni e che erano ora studenti ho già impiegati in diverse professioni, e i ragazzi delle scuole maggiori o del ginnasio che si erano aggiunti ai primi. La casa Patriziale offriva la possibilità di accedere anno dopo anno alle camere-dormitorio dei piani superiori, fino a poter far parte della agognata, "mitica" camera IV.a dell'ultimo piano, dove alloggiavano "i grandi", coloro che, senza una qualifica pedagogica specifica ma con tanto impegno il consenso affiancavano don Willy nelle attività del gruppo sempre più numeroso di ragazzi che giungevano al campeggio. Con la costruzione dello chalet Rosemarie, il sopraggiungere del ricambio generazionale nelle file dei "pionieri", l'assunzione di nuovi compiti pastorali da parte di don Willy, sempre più impegnato nel suo ministero a Chiasso, si formò un nuovo gruppo di ragazzi che, stretto attorno alla figura carismatica di Ada Pellegrini, iniziò Chalet Rosemariuna nuova stagione nella conduzione interna del campeggio, alla quale partecipavano ora anche le ragazze. Senza troppi schemi, sotto la vigile sorveglianza del fischietto di Ada, la nuova famiglia del campeggio conobbe i tempi migliori di Catto, con turni di oltre 100 partecipanti suddivisi nell'arco di tutta l'estate e con altrettanti giovani presenti nei campeggi invernali. Le famiglie formate nel frattempo da coloro che avevano partecipato ai primi anni del campeggio, si inserirono armoniosamente nel non facile compito di condurre un numero tanto elevato di giovani. Con schemi educativi semplici ma efficaci e ereditati da don Willy, sviluppati quasi per istinto, la grande famiglia di Catto ha dato così il suo prezioso contributo alla formazione umana e spirituale di molti giovani.

"Adesso facciamo un nuovo Chalet!"

La diversa ubicazione in paese delle strutture del campeggio, suddiviso fra casa Patriziale, baracca e chalet Rosemarie, creava logicamente qualche problema di organizzazione e di controllo delle attività. D'altro canto, i mezzi a disposizione non permettevano di pensare a nuovi investimenti; per don Willy era già un problema far quadrare i conti del campeggio, senza gravare sulle casse della parrocchia. In questo periodo di consolidamento del campeggio avvenne il grave incidente dell'incendio della casa Patriziale, la sera del 31 luglio 1965. Per miracolo non vi furono né morti né feriti. Don Willy subì un duro colpo morale e meditò seriamente di abbandonare l'iniziativa del campeggio, ma la popolazione di Chiasso manifestò il suo sostegno con una generosa raccolta di fondi. Nel 1967 venne costituita la "fondazione don Willy per il campeggio dei ragazzi della parrocchia di chiasso", con il riscatto del terreno e dello chalet Rosemarie. Era la conferma della determinazione di voler rimanere a Catto e di completare le strutture logistiche del campeggio. Nel gennaio 1977 don Willy ricevette a Chiasso il premio Lavezzari. Anche se la consistenza del premio non permetteva di pensare a chissà quale investimento e i mezzi della fondazione don Willy erano ben lontani dal permettere spese ingenti, don Willy insistette per l'inizio di una nuova costruzione e già all'atto di ritirare il premio annunciò: "adesso facciamo un nuovo chalet a Catto!"Chalet don Willy Nel mese di settembre 1978, don Willy benediceva e posava la prima pietra del nuovo stabile, concepito con nuovi criteri di servizio per il soggiorno di un'ottantina di ragazzi e ragazze. La data viene ricordata anche con la posa di una croce in legno sulla vetta del Pizzo Lucendro, la montagna del contado che si ammira da Catto e sulla quale erano saliti alcuni primi campisti. I lavori sul cantiere del nuovo stabile, posto nelle vicinanze della cappella "Eiru" (cioè "all'acero", in dialetto locale), durarono quasi tre anni, sotto la direzione di Giuseppe Chiesa, che ricordiamo come l'artefice della nuova costruzione. Spontaneamente si formò il gruppo dei volontari, in particolare degli ex campisti con le loro famiglie, che dedicarono ogni fine settimana ai lavori per la costruzione. Finalmente, l'8 giugno 1980, si giunse all'inaugurazione del nuovo stabile che, dopo la morte di don Willy, avvenuta a Chiasso il 4 settembre del 2000, è stato dedicato alla sua memoria.

"L'avventura di Catto" continua.

Negli anni 80 il campeggio conobbe momenti di grande fervore, grazie sempre alla determinazione di Ada e con l'aiuto delle famiglie di coloro che avevano vissuto da giovane l'esperienza proposta da don Willy. I primi sintomi di una salute trascurata non gli permettevano di rimanere a lungo a Catto, ma don Willy comunque seguiva giornalmente quanto avveniva al campeggio, ascoltando i rapporti serali della buona Ada. Inoltre non mancava mai di partecipare alle gite nella Svizzera interna organizzate ad ogni turno, per conoscere e far conoscere ai giovani le bellezze del nostro paese. CattoCosì i campisti hanno conosciuto la Svizzera grazie alle gite nell'Oberland bernese, nella Svizzera centrale e nella Gruyere, nell'Emmenthal e nel Toggenburgo, fino alle cascate del Reno e nel Jura. Don Willy e la cara Ada ci hanno lasciato per il campeggio eterno. Ma Catto vive ancora, nel riconoscente ricordo del loro prezioso lavoro e del grande servizio che hanno reso alla nostra comunità, in particolare alla nostra gioventù. Con loro ricordiamo tutti coloro che in questi anni hanno condiviso i momenti di festa e quelli di lutto del nostro campeggio: i ragazzi e le ragazze che hanno tratto dall'esperienza di Catto un riferimento per la loro vita e per le loro famiglie, i collaboratori e il personale del campeggio, sempre disponibili nel volontariato che ha permesso di svolgere un'attività sociale concreta, a favore dei meno fortunati. Ricordiamo quanti con don Willy e Ada ci hanno preceduto nella nuova vita, i numerosi giovani, le persone care vicine al campeggio. Il campeggio vive e continua, sotto la protezione della Madonna, tanto amata da dove viene data, ai piedi della croce del pettine che da più di cinquant'anni veglia e protegge in ogni momento la grande "avventura di Catto".

Ettore Cavadini

 

Esperienze nuove con la passione educativa di sempre.

Una simpatica storiella può aiutarci a comprendere l'ardito messaggio che una ricorrenza, quella del 50.mo, come questa suggerisce a ciascuno di noi.

Pranzo del 50° anniversario di CattoDue semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno autunnale. Il primo seme disse: "voglio crescere! Voglio spingere le mie radici in profondità nel terreno sotto di me e fare spuntare i miei germogli sulla crosta della terra sopra di me. Voglio dispiegare le mie gemme come bandiere per annunciare l'arrivo della primavera". L'altro seme invece disse: "che razza di destino, il mio! Ho paura. Se spingo le mie radici nel terreno sotto di me, non so che cosa incontrerò nel buio. Se mi apro la strada attraverso il terreno duro sopra di me posso danneggiare i miei delicati germogli... E se apro le mie gemme e una lumaca cerca di mangiarsele? No, è meglio che aspetti finché ci sarà sicurezza" e aspettò... una gallina che raschiava il terreno d'inizio primavera in cerca di cibo trovò insieme che aspettava e subito se lo mangiò...

Momento di preghiera

La riconoscenza più autentica che possiamo esprimere nei confronti di don Willy, e di tutti quelli che con lui hanno dato il via all'avventura di Catto, spesso consiste soprattutto nel limitare il loro coraggio e la loro capacità di rischiare. Nel loro tempo, infatti, questi nostri "pionieri" hanno sicuramente saputo andare controcorrente, sfidando non poche critiche, per dare concretezza al loro progetto. È questo un argomento che faremo bene ricordare e ad approfondire sempre per non vivere di rendita fino a tradire, anche inconsapevolmente, la memoria di chi ci ha consegnato un'eredità preziosa come quella di Catto. Gruppo in passeggiataOggi le mutate condizioni sociali impongono agli educatori cristiani un ripensamento a 360° del fenomeno giovanile. Non possiamo semplicemente ricopiare quello che è stato fatto in tempo. Faremmo un torto agli stessi amici che vorremmo ricordare, i quali per i loro contemporanei rappresentarono una novità e una rottura. La verità di un'esperienza si caratterizza dentro modalità espressive sempre inedite e irripetibili. Ciò che non muta mai é la passione educativa, l'amore per gli altri, la voglia di crescere in pienezza di vita. È precisamente questa passione d'amore, più importante perfino degli stessi frutti che ha prodotto, l'eredità più vera che ci troviamo tra le mani e che siamo chiamati a far fruttare ancora.

Umberto Colombo

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