L’annuncio cristiano è la “globalizzazione” della fede e della fraternità umana
La prima comunità cristiana, composta da un gruppuscolo di credenti provenienti unicamente dall’Ebraismo, a Pentecoste comprende chiaramente la portata della sua missione: tutti i popoli della terra, senza distinzione di lingua, razza o cultura, è chiamata ad affratellare nell’amore di Gesù. Possiamo ben dire, allora, che il cristiano è per sua natura “cittadino del mondo”. La questione è più che mai attuale, vista la situazione in cui viviamo segnata più che mai dal fenomeno inarrestabile dell’immigrazione, della multiculturalità e della globalizzazione. Per il credente la domanda è irrinunciabile: in che modo l’annuncio cristiano può e deve ispirare l’azione politica, gli scambi commerciali, il confronto culturale? Diciamo semplicemente: è necessario di continuo ripensare l’idea stessa di “nazione” per superare ogni forma sempre risorgente di nazionalismo e aprirsi a una convivenza accogliente e solidale verso tutti. Si tratta di distinguere adeguatamente tra nazionalismo e patriottismo; di discernere tra sentimenti positivi e negativi; di riconoscere e difendere i diritti delle minoranze contro la tendenza all’uniformità; di ricercare formule che, superando l’immediata identificazione tra “stato” e “nazione”, consentano a popoli diversi di vivere in un’unica entità statale vedendo salvaguardati i propri diritti e la propria identità. A questo riguardo, la nostra Svizzera, se non vuole perdere il treno della storia, ma crescere alla luce di quei principi democratici (in larga misura attinti dal Vangelo) che nei secoli passati l’hanno resa un modello per tutti i popoli, deve costantemente interrogarsi sul suo rapporto con i Paesi dell’Europa e del mondo intero.
Occorre altresì, in un contesto come il nostro segnato sempre più dall’interdipendenza e dalla globalizzazione dei fenomeni economici, sociali e politici, dare vita a un nuovo diritto internazionale. Occorrono la concertazione tra i vari Paesi e il consolidamento di un ordine democratico internazionale e mirare a una sorta di “governo mondiale”. Perché ciò possa avvenire è necessario puntare al superamento della sovranità assoluta degli Stati. Questa è la strada maestra per dare al mondo un ordine più giusto e una sicurezza stabile, arrivando a una forma democratica e partecipata di governo mondiale. Era l’auspicio del Concilio Vaticano II: “Questo naturalmente esige che venga istituita una autorità pubblica universale, da tutti riconosciuta, la quale sia dotata di efficace potere per garantire a tutti i popoli sicurezza, osservanza della giustizia e rispetto dei diritti” (Gaudium et spes, n. 82). La Pentecoste cristiana può positivamente ispirare il cammino della “nuova umanità”.