Il celibato dei preti non è una norma divina: si può dunque discutere!
La scorsa settimana si parlava di Hans Küng. Una lettrice mi chiede un parere su un passaggio dell’ultimo e sferzante libro “Salviamo la Chiesa” del nostro teologo svizzero: “Certamente Gesù e Paolo hanno vissuto il celibato in funzione del servizio ai propri simili in modo esemplare, ma su questo punto hanno concesso al singolo individuo piena libertà. Pietro e gli altri apostoli erano sposati. Richiamandosi al Vangelo, il celibato può essere sostenuto solo come una vocazione (carisma) libera e individuale e non come una legge universalmente vincolante”. Non posso che essere d’accordo: se il celibato dei preti non è una norma divina è legittimo discuterne. Tanto è vero che non solo nella Chiesa ortodossa, ma anche nella Chiesa cattolica di rito orientale, troviamo preti regolarmente sposati. Inoltre, qualche anno fa, diverse centinaia di pastori (quasi tutti sposati) della Chiesa anglicana, con il “placet” di Benedetto XVI, sono stati accolti a pieno titolo nella Chiesa cattolica conservando la loro situazione matrimoniale. La norma del celibato sussiste per i preti della Chiesa cattolica di rito latino. Ed è qui che Hans Küng chiede un cambiamento. E non solo lui! Ad esempio, sono decenni che i Vescovi svizzeri domandano a Roma di prendere in considerazione l’ordinazione dei cosiddetti “viri probati” (uomini sposati di provata fede), soprattutto davanti al dramma di comunità cristiane private della celebrazione dell’Eucaristia perché rimaste senza prete “celibe”.
Evidentemente Roma, che deve provvedere alla Chiesa sparsa nel mondo intero, conosce ragioni che forse noi facciamo fatica a considerare, tuttavia è pur vero che la scarsità dei preti, almeno in Europa, è un fenomeno di estrema drammaticità. Se poi crediamo, come insegna il Vangelo e come ha ribadito con forza il Concilio, che il matrimonio non è una via meno santa del celibato, ma ugualmente santa, il vero bene dei cristiani (e l’Eucaristia è il bene più grande), dovrebbe prevalere sulle disposizioni, anche se vecchie di secoli, della disciplina ecclesiatica. Qualche tempo fa ho celebrato il matrimonio di un carissimo amico che per anni ha studiato teologia con la prospettiva del presbiterato. Voleva farsi prete, ma desiderando formarsi una famiglia non è stato possibile. Mi chiedo: è mai possibile che il Signore chiami a diventare prete solo quelli che hanno il carisma del celibato? Non è che stiamo legando le mani anche al buon Dio? È tempo di riflettere invocando la luce dello Spirito. Hans Küng, magari con una veemenza un po’ sopra le righe, ci sta aiutando a farlo.