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	<title>FRONTIERE APERTE</title>
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	<description>a cura di don Gianfranco Feliciani</description>
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		<title>D’accordo, non chiamiamoli matrimoni, però…</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 05:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[… le unioni omosessuali meritano la nostra attenzione e il nostro rispetto! Obama si schiera a favore dei matrimoni gay e il dibattito divampa&#8230; C’è chi, in nome dei diritti umani, invoca un’assoluta parità fra unione etero e unione omosessuale &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=125">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>… le unioni omosessuali meritano la nostra attenzione e il nostro rispetto!</strong></p>
<p>Obama si schiera a favore dei matrimoni gay e il dibattito divampa&#8230; C’è chi, in nome dei diritti umani, invoca un’assoluta parità fra unione etero e unione omosessuale e c’è chi, invocando la legge naturale e i testi della Bibbia, parla di grave disordine morale. Che dire? Diciamo innanzitutto che il pericolo è quello di uno scontro fra due fondamentalismi, ugualmente nefasti: vale per una certa cultura laica, ma vale anche per una parte di Chiesa. Da una parte si dice che il giudizio sulla verità delle cose, soprattutto nell’ambito della sessualità, spetta solo all’individuo (relativismo etico); mentre dall’altra viene imposto un riferimento al trascendente per ogni cosa, senza distinguere tra fede e morale, tra questioni primarie e questioni di altra natura (integrismo religioso). Occorre invece riconoscere che esistono spazi di autonomia nella vita sociale con leggi proprie, e che esistono norme etiche che derivano da visioni trascendenti proposte dalla fede. Occorre superare relativismo ed integrismo allargando la convergenza sui valori universali. Alla fine è anche una questione di parole. Per tutti, credenti o non, l’unione di un uomo e di una donna, non è come l’unione di due uomini o di due donne. E solo nel primo caso si può parlare di matrimonio. D’altro canto, è ingiusto chiudere gli occhi sulla situazione di persone omosessuali che si sentono realizzate solo mediante un legame con una persona dello stesso sesso, ma riconoscere in questa unione un valore positivo da cogliere e tutelare anche con un atto civile. Scrive il card. Martini nel volume “Conversazioni notturne a Gerusalemme: “La Bibbia condanna l’omosessualità con parole forti. A motivarle era la problematica prassi dell’antichità, quando gli uomini avevano, accanto alla famiglia, amanti di sesso maschile. Nella Chiesa ortodossa l’omosessualità è considerata un orrore. Nella Chiesa evangelica i rapporti sono molto più aperti. Nell’Ebraismo gli ortodossi vietano severamente l’omosessualità, ma nell’Ebraismo riformato esistono apposite sinagoghe per omosessuali. In questa pluralità cerchiamo la nostra strada. Di conseguenza io propendo per una gerarchia di valori e non, in linea di principio, per una parità di diritti. Percorriamo insieme e con prudenza cammini che si differenziano. Ma non dobbiamo farci la guerra a causa di questi percorsi diversi. Nel rapporto con l’omosessualità, tuttavia, nella Chiesa dobbiamo rimproverarci di essere spesso stati insensibili”. La famiglia come tale resta intangibile, ma come persone civili e soprattutto come cristiani dobbiamo avere un grande rispetto per tutti. Solo Dio giudicherà la via in cui tanti nostri fratelli e sorelle hanno cercato l’amore.</p>
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		<title>Credere non dovrebbe impedirci di cercare, anzi…</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 21:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cardinale Martini e il chirurgo Marino dialogano su temi di attualità Un libretto fresco di stampa, minuscolo ma ricchissimo di sostanza, dal titolo “Credere e conoscere” della edizioni Einaudi, cattura subito la mia attenzione. La scrittrice Alessandra Cattoi dialoga &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=121">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il cardinale Martini e il chirurgo Marino dialogano su temi di attualità</strong></p>
<p>Un libretto fresco di stampa, minuscolo ma ricchissimo di sostanza, dal titolo “Credere e conoscere” della edizioni Einaudi, cattura subito la mia attenzione. La scrittrice Alessandra Cattoi dialoga su alcuni temi etici che riguardano la vita, la morte, la sessualità umana, il progresso della scienza e l’evoluzione inarrestabile del mondo, assieme a due personaggi di rilievo del nostro tempo: il cardinale Carlo Maria Martini, indimenticabile arcivescovo di Milano, e il chirurgo italiano Ignazio Marino, uomo di scienza, eletto senatore nel 2006, che ha lavorato per venticinque anni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Il sottotitolo del volumetto rivela immediatamente lo stile e il tono delle conversazioni: “La chiusura aprioristica della Chiesa e delle religioni, di fronte agli inevitabili cambiamenti legati al progresso della scienza e della tecnica, non è mai stata di grande utilità”.</p>
<p>Siamo nel vivo di una questione estremamente attuale. Occorre ammetterlo onestamente: il rapporto tra scienza e fede, tra ricerca moderna e verità dogmatiche, in una parola, tra ragionare e credere (argomento di accesissimi dibattiti nei secoli passati) non è ancora del tutto risolto. Quanti docenti e uomini di scienza (figuriamoci l’uomo della strada) sono ancora fermi alla condanna di Galileo, e si sono come fossilizzati in una sfiducia nella religione che distoglie da ogni intelligente confronto. Quanti “buoni” cristiani, purtroppo, si portano ancora nel cuore il sospetto di una fondamentale incompatibilità tra il credere e il ragionare. Il perdurare di questo equivoco è in parte comprensibile, poiché una necessaria chiarificazione non può avvenire solo agli alti livelli (si legga a questo riguardo la poderosa enciclica di Giovanni Paolo II “Fides et ratio”), ma dovrebbe occupare in maniera più precisa e puntuale anche la predicazione nelle chiese. Ho l’impressione che questo drammatico equivoco si collochi nel contesto di quell’equivoco ancora più ampio che è l’incomprensione, la mancanza di chiarezza e di “feeling” tra la Chiesa e la società. È come se tra la Chiesa e l’uomo d’oggi, in troppe occasioni, non ci fosse un linguaggio comune. Sicuramente non basta attribuire la colpa soltanto ai media, molto abili spesso a stravolgere il pensiero della Chiesa, ma è necessario chiedere anche alla Chiesa uno sforzo maggiore di chiarezza. Non basta annunciare la verità: occorre annunciarla bene, con quello stile evangelico di positività, di apertura, di ascolto, di misericordia, che, se tralasciato o svilito, alla fine è un tradimento della verità stessa. Il cardinale Martini e il chirurgo Marino si rivelano in questi dialoghi formidabili maestri di comunicazione.</p>
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		<title>L’editto di Milano del 313: libertà o gabbia per la Chiesa?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 17:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è perfino chi in nome della nostra identità cristiana dice: “fuori gli stranieri!” Il nostro teologo don Sandro Vitalini ha il carisma di farsi ascoltare e leggere sempre volentieri. Scrive nel suo libro “Ma com’è Dio?”: “Personalmente non credo in &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=118">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C’è perfino chi in nome della nostra identità cristiana dice: “fuori gli stranieri!”</strong></p>
<p>Il nostro teologo don Sandro Vitalini ha il carisma di farsi ascoltare e leggere sempre volentieri. Scrive nel suo libro “Ma com’è Dio?”: “Personalmente non credo in una eclisse di Dio ma, caso mai, della Chiesa. Questa è iniziata quando con Costantino si è immaginato che con la forza e il supporto dell’autorità imperiale avrebbe conquistato il mondo. Si pensi all’atroce leggenda che annuncia a Costantino la vittoria su Massenzio se le sue truppe inalbereranno la croce: ‘In hoc signo vinces!’. La croce di Cristo viene sciaguratamente sbandierata come segno di una vittoria militare, calpestando le parole di Gesù di non opporsi al malvagio, di cedere al violento, di amare i nemici, di pregare per i persecutori (Matteo 5,38-45). Il disprezzo del Vangelo toglie ogni forza all’annuncio della Chiesa”.</p>
<p>Nel 2013 ricorreranno 1.700 anni dall’editto imperiale che diede la libertà alla Chiesa. Un po’ di storia… Il riconoscimento della fede cristiana venne preparato da un editto emanato dall’imperatore Galerio nel 311. Fu poi attuato dal nuovo augusto di nome Costantino il quale, duro uomo di potere e personalmente non cristiano, attribuì al Dio dei cristiani e al segno della croce la sua vittoria al ponte Milvio di Roma sull’usurpatore Massenzio. Nel 313 egli emanava a Milano una costituzione che sanciva per l’impero un’illimitata libertà religiosa. Costantino, da abile uomo di Stato non esente dalla superstizione tardo-antica, inseriva il cristianesimo nella sua politica di potenza, pur continuando a rispettare gli altri culti. Qualche decennio più tardi, invece, l’imperatore Teodosio il Grande (379-395), farà del cristianesimo la sola religione di Stato, decretando la soppressione del paganesimo.La Chiesa cattolica diventava Chiesa di Stato e l’eresia un crimine contro lo Stato. Ora il nemico della Chiesa è anche il nemico dell’Impero che va punito per garantire l’ordine pubblico. Non occorsero cento anni per trasformare la Chiesa da perseguitata a… persecutrice! Nel 385 il predicatore spagnolo Priscilliano, un asceta fanatico, veniva giustiziato a Treviri per eresia insieme a sei compagni. Per la prima volta dei cristiani uccidevano altri cristiani per divergenze di fede. Nonostante alcune proteste ci si sarebbe abituati ben presto a tutto ciò.</p>
<p>Oggi la “naturale coincidenza” fra Chiesa e società civile, prodotto di quel famoso editto, è tramontata. Se ne notano però ancora gli strascichi ogni qual volta la fede è declinata in una sorta di “religione civile” e, quindi, esposta ad ogni possibile strumentalizzazione&#8230; C’è perfino chi impugna la Croce per dire: “fuori gli stranieri dalla Svizzera!”. La svolta costantiniana non cessa di interrogarci.</p>
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		<title>La morale è eterna o cambia nel tempo?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 18:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il relativismo etico va superato allargando la convergenza sui valori morali universali Il solito Pierino mi lancia una provocazione che raccolgo con attenzione: “La morale è un elastico che anchel a Chiesa tira e molla come vuole?”. Rispondo cercando di &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=114">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il relativismo etico va superato allargando la convergenza sui valori morali universali</strong></p>
<p>Il solito Pierino mi lancia una provocazione che raccolgo con attenzione: “La morale è un elastico che anchel a Chiesa tira e molla come vuole?”. Rispondo cercando di individuare qualche punto essenziale. La questione morale accompagna da sempre l’uomo. “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce che lo chiama sempre, ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa’ questo, fuggi quest’altro” (Gaudium et spes, n. 16). È la legge detta naturale, perché si basa sulla natura umana che è razionale e, quindi, capace di distinguere il bene e il male. Legge naturale che, insegna il Concilio, naturalmente sfocia nel mistero divino. Il fondamento della verità morale non muta: il bene e il male rimangono tali in ogni tempo. La conoscenza e l’applicazione concreta dei valori di fondo, invece, evolve nella storia dell’uomo e delle culture.</p>
<p>Nel principio evangelico: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Matteo 7,12), che con formulazioni diverse troviamo in tutte le grandi religioni e filosofie del mondo, è riconosciuta la “regola d’oro” dell’etica umana universale, tanto da ottenere il consenso anche da chi non si professa credente. La divergenza profonda emerge nel passaggio dai princìpi universali alle norme morali specifiche. Questo è il grave problema della nostra società, tentata com’è dal cosiddetto relativismo etico, che cerca di legittimare norme morali non soltanto diverse fra loro, ma anche opposte. Una norma, ad esempio, giustifica la tortura, la pena di morte, la guerra (in passato l’ha fatto anche la Chiesa!), l’aborto, l’eutanasia, il suicidio; all’opposto, un’altra norma condanna tutto ciò. Si può dire che entrambi hanno delle buone ragioni e che sono tutte e due sostenibili? Non è più logico invece riconoscere che una delle due è erronea? E ciò proprio in riferimento a quei princìpi morali fondamentali, da cui la norma particolare dovrebbe sempre discendere. Per uscire dall’errore del relativismo, la via da seguire consiste nell’allargare il più possibile la convergenza sui valori morali di fondo. Per il cristiano la verità piena della morale non è una religione o una filosofia, e neppure la legge naturale, ma la Persona stessa di Gesù. È lui la “regola d’oro” del Bene. L’etica cristiana è sempre un’etica che scaturisce dalla fede e che trova nel Vangelo dell’Amore il suo sicuro orientamento: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Giovanni 13,34).</p>
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		<title>Situazione drammatica per la Chiesa?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 17:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Quelle accorate parole del Papa alla Messa del Giovedì Santo… Mi hanno colpito le parole che Benedetto XVI ha pronunciato il Giovedì Santo durante la Messa crismale con il clero romano. La Chiesa, ammonisce il Papa, versa in una situazione &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=111">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quelle accorate parole del Papa alla Messa del Giovedì Santo…</strong></p>
<p>Mi hanno colpito le parole che Benedetto XVI ha pronunciato il Giovedì Santo durante la Messa crismale con il clero romano. La Chiesa, ammonisce il Papa, versa in una situazione drammatica per la disobbedienza di tanti suoi figli. Papa Ratzinger è vivamente preoccupato per la situazione venutasi a creare tra le file del clero austriaco, dove recentemente è stato lanciato, da un gruppo di preti “progressisti”, nientemeno che un invito alla disobbedienza allo scopo di aprire un dibattito senza più “tabù” su questioni come il sacerdozio femminile, il celibato ecclesiastico e l’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati. Cosa dire? La prima impressione è quella di una grande tristezza! Se in una famiglia si arriva ad esaltare la disobbedienza come espressione di libertà, allora è segno che l’amore fraterno è gravemente compromesso. In realtà, il vero dramma della Chiesa non è tanto la disobbedienza al Papa e al suo magistero (l’esperienza insegna che il dialogo animato dall’amore porta sempre a un’intesa), quanto piuttosto il venir meno (questo sì che è il vero dramma!) della consapevolezza di quell’Amore che costituisce il comandamento nuovo di Gesù e il distintivo inconfondibile della sua comunità. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (Giovanni 13,34-35).</p>
<p>L’Amore di Gesù ci fa sempre veder chiaro. Nella presente difficoltà può mostrarci, tra l’altro, come la disobbedienza non è un pericolo che viene solo da “sinistra”, ma anche da “destra” (si pensi ai “lefebvriani” che da anni permangono in uno stato di ostinata disobbedienza). Può mostrarci soprattutto come le questioni non sono tutte uguali, ma di varia natura, e come dunque sia necessario garantire spazio al dibattito e alla pluralità delle posizioni. Se la questione del sacerdozio femminile tocca direttamente il dato di fede, non lo è invece quella riguardante il celibato o quella che prevede l’esclusione dei divorziati risposati dai sacramenti. Occorre dialogare senza timore! Il cardinale Schönborn di Vienna (l’invito alla disobbedienza è partito dai suoi preti) sta dimostrando un’apertura e una capacità di mediazione davvero esemplari. Sulla questione dei divorziati risposati, ad esempio, così si è espresso: “Se vuole evitare di diventare una setta la Chiesa deve cambiare il modo in cui guarda alle coppie divorziate.La Chiesa deve imparare a riconoscere che c’è molto di buono anche nelle famiglie oggettivamente disordinate”. Le disobbedienze e le divisioni, sia di destra che di sinistra, interpellano tutti i membri della Chiesa ad una nuova conversione all’Amore di Gesù, l’unico che possa risolvere ogni situazione drammatica.</p>
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		<title>Anche noi risorti con il Risorto!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 19:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una “esplosione” di vita che ha segnato la storia del mondo Un’ipotesi scientifica moderna, quella del “big bang”, spiega l’origine e l’evolversi dell’intero cosmo a partire da un solo atomo primitivo nel quale si sarebbe condensata con una forza indicibile &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=107">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una “esplosione” di vita che ha segnato la storia del mondo</strong></p>
<p>Un’ipotesi scientifica moderna, quella del “big bang”, spiega l’origine e l’evolversi dell’intero cosmo a partire da un solo atomo primitivo nel quale si sarebbe condensata con una forza indicibile tutta la materia oggi diffusa nell’universo. Una esplosione di potenza per noi inimmaginabile avrebbe poi scagliato quella materia in tutte le direzioni formando le varie galassie che ancora oggi si allontanano per quella forza centrifuga. Mi piace citare questa teoria scientifica per parlare della Pasqua. La risurrezione di Gesù è come una misteriosa “esplosione” di vita che ha segnato in maniera irreversibile la storia dell’uomo. Quel giovane maestro di Galilea che il potere religioso e politico aveva condannato al supplizio vergognoso della croce, ora è proclamato risorto dalla schiera dei suoi seguaci. In questa formidabile notizia, risuonata a Gerusalemme la mattina di Pasqua dell’anno 30, c’è tutto il cristianesimo. Gesù di Nazaret è veramente, realmente, corporalmente vivo, è asceso presso il Padre nei cieli e alla fine dei tempi ritornerà per ricapitolare in sé tutta la storia umana e inaugurare il mondo nuovo. È il cosiddetto “kerigma”, l’annuncio essenziale cristiano, che i fedeli pronunciano sempre ad ogni Eucaristia: “Annunciamo la tua morte, Signore; proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.</p>
<p>Fra la Pasqua del Signore e quella ultima nel Regno eterno si colloca il tempo della storia e il pellegrinaggio terreno di ogni credente: il tempo, dice il grande Agostino, del “canto dell’Alleluia del cammino” in attesa “dell’Alleluia della Patria”. Sbaglieremmo però se proiettassimo la nostra glorificazione esclusivamente nel futuro. Essa è già in atto quaggiù: attende solo di rivelarsi nella sua pienezza. La vita eterna è già in mezzo a noi, presente nel Risorto. È già dentro di noi, poiché viviamo della sua stessa vita fatta di Amore, di fraternità e di perdono. Il ritorno di Gesù alla fine dei tempi non sarà che la rivelazione di una presenza che è già sovranamente attiva, anche se velata, poiché i nostri occhi mortali non ne sopporterebbero lo splendore. In quel giorno cadranno i veli e apparirà nella gloria ciò che noi siamo. L’ha detto stupendamente l’apostolo Paolo: “La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria” (Colossesi 3,3-4). Quanto più i cristiani incarneranno nella loro esistenza la “esplosione” di vita del Risorto, con la novità dell’Amore che vince l’odio, tanto più gli uomini crederanno che la Pasqua di Gesù è davvero la vita, la forza e la gioia del mondo!</p>
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		<title>Quel Crocifisso che ci fa perdere la… fede</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 03:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La bellezza salverà il mondo!” (Dostoevskij) Recentemente ho avuto la fortuna di visitare uno dei capolavori più suggestivi dell’arte moderna: la basilica della “Sagrada Família” di Barcellona, opera dell’architetto catalano Antonio Gaudí. L’originalità, l’ampiezza, la luminosità, i colori, la molteplicità &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=104">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“La bellezza salverà il mondo!” (Dostoevskij)</strong></p>
<p>Recentemente ho avuto la fortuna di visitare uno dei capolavori più suggestivi dell’arte moderna: la basilica della “Sagrada Família” di Barcellona, opera dell’architetto catalano Antonio Gaudí. L’originalità, l’ampiezza, la luminosità, i colori, la molteplicità dei simboli di questo edificio, infondono al visitatore un senso irresistibile di meraviglia da lasciarlo letteralmente senza fiato. Impossibile sottrarsi all’incanto di una così stupefacente bellezza. Lo stesso Gaudí ne era consapevole tanto da ammettere candidamente: “In questa chiesa anche i miscredenti si convertiranno a Dio”. Sono ritornato più volte alla “Sagrada Família” nei giorni del mio breve soggiorno spagnolo e di continuo sentivo affiorare alla mente e al cuore la celebre espressione dello scrittore russo Dostoevskij, contenuta nel suo romanzo “L’idiota”: “La bellezza salverà il mondo!”. La frase colpisce per la sua incisività, ma subito avvertiamo che non può trattarsi di una bellezza puramente estetica, effimera e superficiale, ma di una bellezza diversa. Si tratta, infatti, di una bellezza talmente diversa che al primo sguardo ci appare addirittura come una… bruttezza. “Davanti a questo quadro uno può perdere la fede!”, così esclama il principe Miskin nel romanzo “L’idiota”, terrorizzato di fronte all’immagine di Gesù crocifisso. Un ricordo dello stesso Dostoevskij che poco prima era stato colto da un attacco epilettico mentre stava osservando a Basilea il drammatico crocifisso di Hans Holbein. Sì, di fronte al Gesù della croce, tutto piaghe e sangue, uno può perdere la fede e chiedersi: ma dov’è la potenza di Dio? Certo, se Dio è concepito come un imperatore dispotico, che può schiacciare l’uomo quando e come vuole, uno può perdere anche la fede. Ma quale fede? Il Dio che ci ha rivelato Gesù non è quello delle nostre proiezioni umane. Quindi, tanto vale perdere una fede così. Anzi, è una perdita di fede che è in realtà una purificazione. Il Dio di Gesù di Nazaret è il Dio che soffre e muore per Amore. È il Dio che alla violenza e all’odio del mondo risponde con la debolezza e la potenza della sua bontà. In Gesù che, come dice il Salmo 43,3 è “il più bello tra i figli dell’uomo”, ma che è anche colui “davanti al quale ci si copre la faccia”, come profetizza Isaia 53,3 alludendo alla sofferenza del messia umiliato, è svelato all’uomo il mistero di Dio.</p>
<p>Cari lettori, per questa Pasqua, in cui saremo chiamati a sostare davanti all’Uomo crocifisso, formulo così il mio augurio: che ognuno di noi possa avvertire, contemplando Gesù morto e risorto, la bellezza dell’Amore, quella bellezza divina che salverà il mondo e di cui avvertiamo dentro di noi uno struggente desiderio.</p>
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		<title>La Domenica delle Palme</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 03:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Quell’ingresso trionfale che prepara la Croce Può sembrare a prima vista un po’ strana e contraddittoria la liturgia di questa Domenica che precede la festività di Pasqua. Per un verso si celebra con grande esultanza l’ingresso trionfale di Gesù in &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=100">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quell’ingresso trionfale che prepara la Croce</strong></p>
<p>Può sembrare a prima vista un po’ strana e contraddittoria la liturgia di questa Domenica che precede la festività di Pasqua. Per un verso si celebra con grande esultanza l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, mentre per un altro l’attenzione viene tutta spostata sullo sbocco drammatico di quel rapido momento di gloria, ossia la Passione e la Morte di Gesù. Da questo anche il suo doppio nome: “Domenica delle Palme”, oppure “Domenica di Passione”. In realtà il contrasto è solo apparente perché i due aspetti del mistero che viene celebrato si collegano intimamente. Sarà, infatti, proprio quell’ingresso solenne di Gesù nella città santa a provocare la decisione della condanna a morte da parte delle autorità giudaiche. Gli eventi vengono narrati dagli evangelisti con l’intenzione di illustrare tutta la profondità del mistero: Gesù conquista la sua più vera regalità messianica proprio salendo sul legno della croce.</p>
<p>Una verità difficile, anzi scandalosa, quella che Gesù ci rivela. Tutti, infatti, sotto la croce concluderanno dicendo che quell’Uomo crocifisso non poteva essere evidentemente lui il messia. Solo se Dio fosse intervenuto con potenza umiliando e sconfiggendo i suoi nemici avrebbero creduto. Ma nessun miracolo, nessun portento divino è stato dato di contemplare sul Calvario in quel tragico venerdì. Qualcuno però comprende. Il racconto della Passione, quest’anno nella versione di Marco, riporta la professione di fede del centurione, il quale “avendolo visto spirare in quel modo disse: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (15,39). Da cosa deduce la grandezza divina di quell’Uomo? Cosa aveva visto il centurione pagano che gli altri (ebrei religiosi) non avevano visto? Mai nessuno era morto come era morto quell’Uomo: amando e perdonando con una tale ampiezza d’Amore possibile soltanto a… un Figlio di Dio. Il centurione comprende: la potenza di Dio è l’Amore e il suo trionfo è il perdono offerto a tutti. Il potere, la ricchezza, l’orgoglio, la forza, così spesso associati al divino dall’istinto religioso dell’uomo, sono in realtà l’esatto contrario del Dio che Gesù di Nazaret ha rivelato. E la logica di Gesù è la logica della Chiesa sua sposa. Così diceva l’indimenticabile Vescovo di Molfetta mons. Tonino Bello: “Occorre una Chiesa povera, non omologata alla logica del denaro; non garantita né dall’oro né dall’argento, ma ricca unicamente dell’amore di Gesù. Se sapessimo mostrare con scelte comunitarie e personali che Dio sta dalla parte degli ultimi, sempre, il sogno di cieli nuovi e di terra nuova diventerebbero presto gaudiosa realtà”.</p>
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		<title>Quel misterioso desiderio di “vedere” Gesù…</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 21:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L’umiliazione dell’Uomo crocifisso è in verità la rivelazione della potenza di Dio! Nel Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima leggiamo: “Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=95">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’umiliazione dell’Uomo crocifisso è in verità la rivelazione della potenza di Dio!</strong></p>
<p>Nel Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima leggiamo: “Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: Signore, vogliamo vedere Gesù” (Giovanni 12,20-21). Il desiderio dei Greci di “vedere” Gesù non va inteso in senso semplicemente materiale. Sappiamo, infatti, che nel quarto Vangelo il verbo “vedere” significa un andare oltre le apparenze dei fatti e delle cose, per coglierne l’intimo significato. La richiesta dei Greci esprime perciò il desiderio di cogliere il mistero presente in Gesù, mistero che certamente neppure la folla, che pure poco prima lo aveva acclamato messia nel suo ingresso trionfale in Gerusalemme, aveva potuto comprendere nella sua verità più profonda. In questo senso Gesù non delude la richiesta dei Greci, ma la soddisfa in pieno, perché con la sua parola ora rivela l’aspetto più segreto e sconcertante del suo mistero. Egli salverà gli uomini e darà la vita al mondo consumandosi come il chicco di grano che per portare frutto deve morire. “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni 12,23-24). È esattamente il contrario di quell’attesa di trionfo e di gloria che la folla giubilante poco prima aveva espresso. Gesù, infatti, svela il suo potere messianico non colpendo e castigando i nemici, ma perdonandoli, non procurando loro la morte, ma lasciandosi Lui crocifiggere per amore. È nella debolezza infinita della Croce che Gesù rivela, per chi vuole davvero “vedere”, il senso della sua onnipotenza divina. “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Giovanni 12,32). E questa logica della Croce diventa ora lo stile di vita per tutti quelli che decidono di seguirlo. “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore” (Giovanni 12,26).</p>
<p>È senz’altro legittimo rallegrarci per il fatto che lo Stato riconosca il diritto di esporre il Crocifisso nei luoghi pubblici. Il nostro Paese non può infatti ignorare l’impatto decisivo che il cristianesimo ha avuto nella sua storia. Ciò che dobbiamo temere però è la banalizzazione della Croce, e la sua riduzione a elemento puramente ornamentale e folkloristico, fino a declinare la fede in una sorta di religione civile in balìa delle strumentalizzazioni più mondane. Che il Signore ci doni occhi desiderosi di “vedere” in profondità la verità della sua Croce, fino a piangere di commozione per l’incanto del suo Amore!</p>
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		<title>Se quella Croce non ci fa piangere d’amore…</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 04:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Gianfranco Feliciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Padre Pio da Pietrelcina: “Perché piango? Mi chiedo: e voi come fate a non piangere?” Ci avviciniamo sempre più a Pasqua e la vicenda di Gesù di Nazaret umiliato e crocifisso comincia a delinearsi davanti a noi in tutto il &#8230; <a href="http://www.parrocchia-chiasso.ch/frontiereaperte/?p=92">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Padre Pio da Pietrelcina: “Perché piango? Mi chiedo: e voi come fate a non piangere?”</strong></p>
<p>Ci avviciniamo sempre più a Pasqua e la vicenda di Gesù di Nazaret umiliato e crocifisso comincia a delinearsi davanti a noi in tutto il suo fascino misterioso. Il Vangelo della quarta domenica di Quaresima riporta alcune parole di Gesù che sono una sorta di spiegazione della terribile sorte che lo attende: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo… Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3,14-16). Siamo nel cuore della fede cristiana: Gesù muore e risorge per amore dell’uomo. La risposta di Dio al nostro peccato non è la punizione, come istintivamente avremmo immaginato, e come ahimè molti purtroppo ancora credono, ma la sua compassione e il suo perdono. Se questa è la verità essenziale del cristianesimo alla quale siamo invitati ad aderire, allora la fede nel Figlio di Dio crocifisso per amore, non può che esprimersi dentro un atteggiamento fatto di sorpresa, stupore, commozione e gratitudine. Padre Pio da Pietrelcina, il santo frate stigmatizzato del Gargano, sovente durante la celebrazione eucaristica, memoria viva di Gesù morto e risorto, piangeva a dirotto. Alla naturale domanda della gente: “Padre, perché piange?”, lui rispondeva meravigliato: “Ma io non so come fate voi a non piangere! Non capite di quanto Amore il Signore ci ama?”.</p>
<p>Si parla tanto oggi di nuova evangelizzazione e della necessità di una rinnovata coscienza cristiana. È giustissimo! Salvo il fatto però che dobbiamo stare molto attenti alla tentazione della “restaurazione”, ossia al sogno di riportare le cose secondo il modello del vecchio regime di cristianità ormai improponibile. La nuova evangelizzazione non porterà frutto se non ritornando allo scandalo e allo stupore della Croce, dentro la gioia e le lacrime del sentirci immensamente amati dal Signore. Proprio come fu agli inizi della storia cristiana. Scriveva con franchezza nel 1989 l’allora cardinale Joseph Ratzinger: “La conversione del mondo antico al cristianesimo non fu il risultato di un’attività pianificata, ma il frutto della prova della fede quale si rendeva visibile nella vita dei cristiani. La nuova evangelizzazione, di cui abbiamo oggi così urgente bisogno, non la realizziamo con teorie astutamente escogitate: l’insuccesso catastrofico della catechesi moderna è fin troppo evidente. Soltanto l’intreccio tra una verità in sé conseguente e la garanzia nella vita di questa verità, può far brillare quell’evidenza della fede attesa dal cuore umano”.</p>
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